L’Agenzia ha inviato ad associazioni e professionisti una lettera con l’elenco degli adempimenti censiti dal gruppo di lavoro, chiedendo una valutazione
Il taglio degli adempimenti fiscali inutili e troppo costosi, annunciato a luglio da Attilio Befera entra nel vivo.
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha infatti inviato a tutte le associazioni – da quelle rappresentative delle imprese all’ANCI, passando per i consumatori e le cooperative, fino ad Assonime, ABI e ai Consigli nazionali di commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati e notai – una lettera con allegata una cognizione preliminare degli adempimenti fiscali: in tutto, sono 108.
Si tratta della prima fase dei lavori del gruppo costituito a luglio per individuare gli adempimenti a carico dei contribuenti e valutarne la relativa onerosità, con l’obiettivo di verificare la possibile adozione di iniziative di normazione primaria e secondaria volte alla semplificazione e alla riduzione del costo sociale di tali adempimenti.
Terminata la prima mappatura – si legge nella lettera – per attuare una valida politica di semplificazione è necessario il confronto tra le parti, coinvolgendo cittadini, professionisti, imprese e le loro associazioni. Anche perché l’azione dell’Agenzia dev’essere guidata da principi di “equilibrio, misura e ragionevolezza”.
Inviando, quindi, l’elenco degli adempimenti rilevati, con apposita descrizione, la norma e la prassi di riferimento, l’Amministrazione finanziaria chiede alle associazioni di valutare l’esaustività del documento e d’integrarlo.
Il gruppo di lavoro, infatti, ha effettuato l’analisi degli adempimenti censiti e ha determinato, tra di essi, quali ritiene ridondanti o superati, per cui ha ipotizzato proposte di semplificazione.
I destinatari della lettera potranno valutare i cosiddetti oneri amministrativi, ossia la stima dei tempi necessari e i costi sostenuti da cittadini e imprese per produrre, elaborare, trasmettere e conservare informazioni e documenti e proporre, per ciascun adempimento ritenuto obsoleto, ridondante o eccessivamente complesso, eventuali interventi volti alla semplificazione.
Le associazioni e gli enti interpellati dovranno inviare i propri contributi, utilizzando il form contenuto nell’Allegato 2 alla lettera, entro il prossimo 19 ottobre. Nel giro di qualche settimana, poi, si potrà arrivare al provvedimento taglia-adempimenti.
Nel dettaglio, i 108 adempimenti sui quali l’Agenzia chiede una valutazione vanno dalle dichiarazioni dei redditi ai diversi tipi di comunicazione, passando per il nuovo spesometro, i versamenti con i modelli F23 ed F24, la deroga all’utilizzo del contante, la presentazione del modello dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore in allegato a UNICO, la dichiarazione d’inizio attività, fino all’abilitazione ai servizi telematici e all’attribuzione della partita IVA e del codice fiscale per persone fisiche e non.
Valutazioni e proposte da inviare entro il 19 ottobre
L’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate trova il plauso dei commercialisti, tra i destinatari della lettera. “L’approccio pragmatico con il quale l’Agenzia delle Entrate rilancia sul tema delle semplificazioni è molto positivo, un apprezzabile cambio di rotta rispetto al recente passato” ha commentato, a mezzo comunicato stampa, il Presidente del CNDCEC Claudio Siciliotti, il quale ha aggiunto che la categoria non farà mancare il proprio contributo “dal momento che, proprio sull’urgenza di un alleggerimento degli adempimenti fiscali, abbiamo più volte richiamato l’attenzione negli ultimi anni”.
Restando in tema di Fisco, ieri la Corte dei Conti ha evidenziato il “pericolo di un corto circuito rigore-crescita, favorito dalla composizione delle manovre correttive delineate nel DEF, per quasi il 70% affidate, nel 2013, ad aumenti di imposte e tasse”. L’ha dichiarato il presidente Luigi Giampaolino, in audizione alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame della Nota di aggiornamento del DEF 2012, sottolineando che “dosi crescenti di austerità e rigore al singolo Paese, in assenza di una rete protettiva di coordinamento e solidarietà, e soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale, si rivela una terapia molto costosa e in parte inefficace”.
Anche il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, si è soffermato sulla pressione fiscale: “La maggior sfida per il futuro – ha detto in audizione – sta nel riavviare la crescita economica e mutare la composizione del bilancio pubblico al fine di favorirla: ridurre le spese, spostarsi da quelle meno produttive verso quelle che rafforzano il potenziale dell’economia, abbassare la pressione fiscale su contribuenti in regola, lavoro, imprese”.
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